Cercando casa, in questo periodo mi è capitato di visitare parecchie dimore del posto, guidato da un sedicente agente immobiliare (in realtà qui le agenzie immobiliari non esistono, è soprattutto per questo che è molto difficile trovare casa a Quelimane). Il nostro esperto ci ha guidato in diverse zone della città: dapprima in un quartiere povero (bairro), dove le strade sono strette e le case, tutte abbastanza piccole, sorgono l’una a poca distanza dall’altra. A separale spesso solo qualche metro di “giardino”(terra battuta con palme da cocco o banani e qualche arbusto) e una recinzione in rozze assi o canne secche. La stragrande maggioranza degli edifici è in fango e legno, la copertura è in foglie di palma; diverse hanno il tetto in lamiera o eternit. Ogni tanto si incrocia un rigagnolo di acqua melmosa che disegna tortuosi percorsi tra le case.
Le rare abitazioni in muratura, come quelle dove siamo entrati, sono alquanto raffazzonate: una stanza messa accanto all’altra senza apparente ordine logico, sui muri in nudo cemento evidenti segni di successivi ampliamenti e rimaneggiamenti. Il tetto in Eternit a vista, un lusso da queste parti, e, altra sciccheria, il pavimento rivestito di piastrelle.
Cambiamo zona, più centrale, vicino alla nuova cattedrale. Qui sorgono palazzine dall’aspetto malandato, tutte a tre o quattro piani. Molto probabilmente le hanno costruite negli ultimi anni di dominio coloniale e sicuramente più nessuno da allora ha pensato bene di re-intonacare le facciate. All’interno diversi tipi di appartamento: due, tre, quattro stanze bagno e salotto. Non son brutti, a dispetto dell’aspetto esterno dell’edificio che li ospita: hanno un parquet in legno scuro (un po' vissuto), ampie finestre e almeno un balcone. Ne visitiamo uno al secondo piano, due stanze grandi, salotto, tutto da arredare. La cucina è ancora di stampo coloniale: piastrelle bianche, qualcuna scheggiata; ha un’uscita sul retro su una scala esterna per la servitù e uno stanzino adiacente per cucinare a legna o a carbone (infatti non ci sono nemmeno i fornelli). Prezzo affitto: 10.000 meticais al mese; in altri termini 240-250 euro al mese.
Al pian terreno c’è un appartamento più grande, qui c’è l’acqua sempre (nei piani superiori la pressione della rete durante il giorno non è sufficiente e l’acqua arriva a singhiozzo): è già abitato. L’affitto richiesto qui schizza a 700 dollari al mese. Accanto alla moschea Fatima, in Avenida Eduardo Mondlane, c’è una villetta con giardino. Lì ci hanno chiesto 1000 dollari al mese, prezzo quasi da Milano centro. La quota è così alta perché di fatto l’affitto è duplice: spesso chi affitta ha solo quella casa. Nella retta mensile di fatto si paga sia il proprio affitto che l’affitto della casa dove si trasferisce il propietario.
I prezzi esorbitanti spiegano l’esistenza dei quartieri di capanne: con un salario minimo di 50 euro al mese avere un tetto in lamiera e dei muri di mattoni e fango è già un lusso.
Le rare abitazioni in muratura, come quelle dove siamo entrati, sono alquanto raffazzonate: una stanza messa accanto all’altra senza apparente ordine logico, sui muri in nudo cemento evidenti segni di successivi ampliamenti e rimaneggiamenti. Il tetto in Eternit a vista, un lusso da queste parti, e, altra sciccheria, il pavimento rivestito di piastrelle.
Cambiamo zona, più centrale, vicino alla nuova cattedrale. Qui sorgono palazzine dall’aspetto malandato, tutte a tre o quattro piani. Molto probabilmente le hanno costruite negli ultimi anni di dominio coloniale e sicuramente più nessuno da allora ha pensato bene di re-intonacare le facciate. All’interno diversi tipi di appartamento: due, tre, quattro stanze bagno e salotto. Non son brutti, a dispetto dell’aspetto esterno dell’edificio che li ospita: hanno un parquet in legno scuro (un po' vissuto), ampie finestre e almeno un balcone. Ne visitiamo uno al secondo piano, due stanze grandi, salotto, tutto da arredare. La cucina è ancora di stampo coloniale: piastrelle bianche, qualcuna scheggiata; ha un’uscita sul retro su una scala esterna per la servitù e uno stanzino adiacente per cucinare a legna o a carbone (infatti non ci sono nemmeno i fornelli). Prezzo affitto: 10.000 meticais al mese; in altri termini 240-250 euro al mese.
Al pian terreno c’è un appartamento più grande, qui c’è l’acqua sempre (nei piani superiori la pressione della rete durante il giorno non è sufficiente e l’acqua arriva a singhiozzo): è già abitato. L’affitto richiesto qui schizza a 700 dollari al mese. Accanto alla moschea Fatima, in Avenida Eduardo Mondlane, c’è una villetta con giardino. Lì ci hanno chiesto 1000 dollari al mese, prezzo quasi da Milano centro. La quota è così alta perché di fatto l’affitto è duplice: spesso chi affitta ha solo quella casa. Nella retta mensile di fatto si paga sia il proprio affitto che l’affitto della casa dove si trasferisce il propietario.
I prezzi esorbitanti spiegano l’esistenza dei quartieri di capanne: con un salario minimo di 50 euro al mese avere un tetto in lamiera e dei muri di mattoni e fango è già un lusso.
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